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Il legno che lavora: perché un mobile antico si muove ancora

Il legno assorbe e cede umidità per tutta la sua vita, anche duecento anni dopo che l'albero è stato tagliato. Cambiando umidità cambia volume, e lo fa in modo diseguale: molto in larghezza, quasi niente in lunghezza. È la ragione per cui un cassetto d'estate si gonfia e si pianta, e a gennaio con i termosifoni accesi torna a scorrere come se niente fosse.

È la prima cosa che diciamo a chi si porta a casa un pezzo antico, perché è anche la prima che spaventa: nessuno si aspetta che un mobile cambi misura. Ma un mobile che lavora non è un mobile difettoso. È un materiale vivo che continua a comportarsi da materiale vivo, e sapere come funziona evita quasi tutti i danni.

Perché il legno si muove

Dentro il legno l'acqua sta in due posti: nelle cavità delle cellule e dentro le pareti delle cellule. La prima evacua presto, durante la stagionatura. La seconda entra ed esce per sempre, seguendo l'umidità dell'aria, ed è quella che fa cambiare volume.

Il movimento non è uguale in tutte le direzioni. In senso tangenziale — cioè seguendo gli anelli — un'asse può muoversi anche di un paio di centimetri su un metro fra una stagione e l'altra. In senso radiale, la metà. In lunghezza, praticamente niente. È per questo che le porte si piantano di lato e non in alto, che i piani si imbarcano e che le crepe corrono sempre nel senso delle venature.

Chi lo costruiva lo sapeva

Le botteghe antiche progettavano questo movimento invece di combatterlo. I piani venivano incastrati e non incollati sui bordi, così potevano allargarsi senza spaccare la struttura; i pannelli delle ante stavano dentro il telaio liberi, appoggiati e non fissati; i fondi dei cassetti correvano in una scanalatura, senza chiodi che li bloccassero.

Guardando un mobile ottocentesco si vedono decine di piccoli accorgimenti che servono a una cosa sola: lasciare che il legno respiri. Ed è anche il motivo per cui certi restauri moderni fanno più danni dell'incuria: una colla epossidica che blocca un piano libero è più forte del legno, e quando il legno si muove non cede la colla, cede la tavola.

Cosa lo rovina davvero

Non l'umidità: gli sbalzi. Una stanza costantemente umida fa meno danni di una stanza che passa dal riscaldamento acceso al gelo della notte. Il problema è la velocità del cambiamento, perché la superficie si muove prima del cuore del legno, e la differenza fra i due si scarica in crepe.

Le tre situazioni che vediamo più spesso in laboratorio sono sempre le stesse. Il mobile addossato a un termosifone, che in pochi mesi si asciuga da un lato solo e si storce. Il mobile in una seconda casa, riscaldata a strappi nei fine settimana d'inverno e chiusa per mesi. E il mobile appena arrivato da un ambiente molto diverso — una cantina, un deposito — messo subito in un salotto caldo e secco senza dargli qualche settimana per ambientarsi.

Le crepe: quali preoccupano e quali no

Una fenditura sottile che segue la venatura su un piano massiccio, ferma da anni, con i bordi scuri come il resto della superficie, è una cicatrice: racconta una stagione secca di molto tempo fa e non va toccata. Stuccarla di solito è un errore, perché lo stucco non si muove e alla stagione successiva il legno si spacca di fianco.

Preoccupano invece le crepe con i bordi chiari, che sono fresche; quelle che si allargano visibilmente da un mese all'altro; quelle che attraversano una giunzione o corrono in diagonale, perché lì c'è una struttura che sta cedendo e non solo una tavola che respira. Preoccupa anche l'impiallacciatura che si solleva a bolle: sotto c'è colla animale che ha preso umidità, e prima si interviene meno pezzi si perdono.

Numeri pratici per la casa

L'intervallo comodo, per i mobili come per le persone, sta fra il quaranta e il sessanta per cento di umidità relativa. Sotto il trenta si asciuga tutto: giunzioni che si aprono, impiallacciature che si sollevano, cassetti che ballano. Sopra il settanta comincia l'altro problema, muffe e tarli, che l'umidità la amano.

Un igrometro da pochi euro, appoggiato nella stanza dove stanno i pezzi importanti, dice in una settimana più di qualsiasi teoria. D'inverno, con i termosifoni accesi, quasi tutte le case italiane stanno sotto il trenta per cento: una bacinella d'acqua sul calorifero o un umidificatore acceso qualche ora al giorno bastano a riportare la stanza in un intervallo civile.

Le stagioni, in due righe

D'estate il legno si gonfia: i cassetti scorrono peggio, le ante chiudono a fatica. Non piallate niente. D'inverno il legno si ritira: i cassetti ballano, le fughe si aprono, qualche giunzione scricchiola di notte. Non stringete niente. Entrambe le cose si invertono da sole nel giro di qualche mese, e l'unico intervento sensato è aspettare.

Le cure che servono davvero

Sono poche e noiose, ed è un bene. Lontano dai termosifoni e dalle bocchette dell'aria condizionata. Lontano dalla luce diretta, che scolorisce il legno e cuoce le finiture: una tenda leggera salva un piano meglio di qualsiasi prodotto.

La polvere si toglie con un panno morbido asciutto, seguendo la venatura. La cera d'api, una o due volte l'anno, stesa sottile e lucidata a mano, basta e avanza: serve a proteggere la finitura, non a nutrire il legno, che dopo due secoli non ha più niente da mangiare. Evitate gli spray per mobili del supermercato, quasi sempre a base di silicone: fanno brillare subito e rendono difficilissimo qualsiasi restauro futuro.

I piani vanno protetti dall'acqua e dal caldo: un bicchiere lasciato lì e il segno bianco compare in mezz'ora. Se succede, non strofinate: portatelo da un restauratore, spesso si recupera in pochi minuti finché l'alone è solo nella finitura.

Quando chiamare il restauratore

Subito, se vedete polvere chiara e fresca sotto il mobile: sono tarli vivi. Subito, se una gamba balla o una giunzione si apre sotto carico, perché ogni giorno che passa allarga il danno. Presto, se l'impiallacciatura si solleva. Con calma, per tutto il resto.

E se il mobile è appena arrivato in casa, la cosa migliore è la più semplice: mettetelo dov'è destinato a stare e lasciatelo in pace per qualche settimana. Sta facendo quello che fa da duecento anni, cioè mettersi d'accordo con l'aria della stanza.

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