
Il legno che lavora: perché un mobile antico si muove ancora
Il legno assorbe e cede umidità per tutta la sua vita, anche duecento anni dopo che l'albero è stato tagliato. Cambiando umidità cambia volume, e lo fa in modo diseguale: molto in larghezza, quasi niente in lunghezza. È la ragione per cui un cassetto d'estate si gonfia e si pianta, e a gennaio con i termosifoni accesi torna a scorrere come se niente fosse.
Chi lo costruiva lo sapeva
Le botteghe antiche progettavano questo movimento invece di combatterlo. I piani venivano incastrati e non incollati sui bordi, così potevano allargarsi senza spaccare la struttura; i pannelli delle ante stavano dentro il telaio liberi, appoggiati e non fissati. Guardando un mobile ottocentesco si vedono decine di piccoli accorgimenti che servono a una cosa sola: lasciare che il legno respiri.
Cosa lo rovina davvero
Non l'umidità: gli sbalzi. Una stanza costantemente umida fa meno danni di una stanza che passa dal riscaldamento acceso al gelo della notte. Il problema è la velocità del cambiamento, perché la superficie si muove prima del cuore del legno, e la differenza fra i due si scarica in crepe.
La regola pratica è noiosa e funziona: lontano dai termosifoni, lontano dalle finestre esposte a sud, e se possibile un'umidità di casa fra il quaranta e il sessanta per cento. Il resto — le cere, gli oli, i prodotti miracolosi — viene molto dopo.